La diga del Vajont |
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La cosa che per prima colpisce chi da fuori arriva a Longarone è vedere la diga del Vajont, che incombe funerea sulla vallata sottostante. Al primo impatto, sorprende che essa sia ancora intatta, nonostante la catastrofe che l'ha coinvolta la sera del 9 ottobre 1963. Questa tragedia è legata a grandi errori di natura umana, primo fra tutti quello di aver costruito una diga in un sito geologicamente inadatto, lasciando poi innalzare il livello delle acque del lago oltre il limite di sicurezza e, infine, evitando di lanciare tra la popolazione l'allarme catastrofe la sera della tragedia. Quella che si riversò sulla vallata fu una massa compatta di oltre 270 milioni di metri cubi di rocce e detriti che, in pochi secondi, furono trasportati a valle, accompagnati da un'enorme boato. Tutta la costa del Toc, larga quasi tre chilometri, costituita da boschi, campi coltivati ed abitazioni, affondò nel bacino sottostante, provocando una gran scossa di terremoto. Il lago sembrò sparire, e al suo posto comparve una enorme nuvola bianca, una massa d'acqua dinamica alta più di cento metri, contenente massi dal peso di diverse tonnellate. Gli elettrodotti austriaci, in corto-circuito, prima di esser divelti dai tralicci illuminarono a giorno la valle e quindi lasciarono nella più completa oscurità i paesi vicini. La forza d'urto della massa franata creò due ondate. La prima, a monte, fu spinta ad est verso il centro della vallata del Vajont che in quel punto si allarga. Questo consentì all'onda di abbassare il suo livello e di risparmiare, per pochi metri, l'abitato di Erto. La seconda, quella più imponente, fu quella che oltrepassò la diga. Allo sbocco della valle l'onda era alta settanta metri e produsse un vento sempre più intenso. Tra un crescendo di rumori e sensazioni che diventavano certezze terribili, le persone si resero conto di ciò che stava per accadere, ma non poterono più scappare. Il greto del Piave fu raschiato dall'onda che si abbatté con inaudita violenza su Longarone. Case, chiese, porticati, alberghi, osterie, monumenti, statue, piazze e strade furono sommerse dall'acqua, che le sradicò fino alle fondamenta. Della stazione ferroviaria non rimasero che lunghi tratti di binari piegati come fuscelli. Quando l'onda perse il suo slancio andandosi ad infrangere contro la montagna, iniziò un lento riflusso verso valle: un'azione questa non meno distruttiva, che scavò in senso opposto alla direzione di spinta. |
Qualcuno racconta che l’ultimo orso delle Dolomiti sia stato abbattuto intorno al 1890 appena fuori Belluno. Lo abbattè un vecchio cacciatore, folti baffoni ... >> continua